Venerdì scorso ricorreva la giornata della memoria.
Molti hanno voluto ricordare che, ancora oggi, gli stessi israeliani eredi di questa memoria opprimono le genti palestinesi.
Come a dire: 1 a 1. I discorsi allora si spostano su chi attacca e chi si difende, con numerosi scambi di ruoli tra le due parti.
Io direi: 2 a 0. Vince la guerra, contro l'umanità. L'oppresso diventa oppressore; la violenza subita nella sua storia scatena nuova violenza. Il circolo vizioso, così, continua. Dell'eccidio sistematico perpetrato dai nazisti, fortunatamente, si parla ancora oggi, a distanza di 70 anni. Il nemico di allora erano gli ebrei, insieme a zingari, omosessuali, malati di mente (o presunti tali), intellettuali, anarchici, dissidenti, testimoni di Geova e molte altre persone le cui vite sono andate in fumo nei campi di concentramento.
Hitler e i suoi, abili comunicatori che sapevano come parlare al popolo, hanno guidato i tedeschi che negli anni 30 erano stressati da una grave crisi economica e, soprattutto, politica.
Invece di cercare i colpevoli e gli innocenti, non sarebbe meglio analizzare come si è arrivati a quei fatti e acquisire la capacità di riconoscerne i primi accenni? Ce la faremo a fermare il circolo vizioso?
I popoli non hanno bisogno delle guerre. Questa, forse, è già una risposta.
ECCO GLI ELMI DEI VINTI
Ecco gli elmi dei vinti, abbandonati
in piedi, di traverso o capovolti.
E il giorno amaro in cui voi siete stati
vinti non e’ quando ve li hanno tolti,
ma fu quel primo giorno in cui ve li
siete infilati senza altri commenti,
quando vi siete messi sull’attenti
e avete cominciato a dire si’.
(Bertolt Brecht, Kriegsfibel)